LE FORZE DEL [DIS] ORDINE

Sabato 27 ottobre 2012 circa 1500 persone, riunite per ascoltare musica, sono state esposte a notevoli rischi per la loro incolumità fisica a causa di un pesante intervento repressivo delle forze dell’ordine.

Nello sgombero del rave party di Cusago ancora una volta possiamo vedere come codici culturali differenti da quelli ritenuti dominanti – come quello espresso da giovani che si autorganizzano per ascoltare musica, vengano repressi con la violenza, e questa e solo questa sia la “politica” che le istituzioni riescono a inventare.


I tentativi di mediazione delle sound system organizzatrici dell’evento – che tra l’altro si erano preoccupate di avere all’interno del rave interventi di prevenzione, riduzione dei rischi correlati all’uso di sostanze e pronto soccorso - non hanno trovato ascolto nel cercare di spiegare alle Forze dell’Ordine che i partecipanti al rave non potevano essere fatti defluire nel giro di pochi istanti, ma che era invece necessario ridurre gradualmente la musica e terminare l’evento per le prime ore dell’alba, per permettere ai ragazzi di lasciare tranquillamente il luogo, usufruendo della luce del giorno.


Al contrario, l’intervento messo in atto dalle forze dell’ordine ha rischiato di provocare danni sia ai partecipanti dell’evento che ad altre persone: molti ragazzi e ragazze sono stati obbligati a mettersi alla guida in un momento in cui sarebbe stato meglio poter usufruire di uno spazio di decompressione dove poter riacquistare la lucidità e la tranquillità necessaria alla conduzione di un mezzo di trasporto: non si intende alludere solo agli stati alterati di coscienza dati dall’assunzione di alcool e droghe ma anche allo stato di agitazione e di shock in cui una persona può sentirsi dopo essersi ritrovata all’interno di una guerriglia, mentre pensava di essere a una festa. Ci sono stati feriti e danni ingenti a strumenti e materiali. I soccorsi sono stati rallentati, le ambulanze tenute lontane.


Come operatori delle dipendenze, esperti di riduzione dei rischi nei luoghi del divertimento giovanile, stigmatizziamo questa scelta politica repressiva, che non fa che ampliare l’area della invisibilità e della criminalizzazione di comportamenti che nulla hanno di criminale, aumentando insicurezza e rischi. Stigmatizziamo il fatto che anche l’intervento di Cusago rientra nella sciagurata linea del Dipartimento nazionale antidroga, che ripetutamente e ufficialmente ha invocato l’approccio repressivo contro le feste non legali invece di preoccuparsi – come dovrebbe – di offrire in quei luoghi - legali o illegali che siano- servizi e interventi utili a metter in sicurezza i contesti e a proteggere i giovani. Decenni di esperienza europea e anche italiana insegnano come gli interventi di riduzione dei rischi siano funzionali in questi ambiti: in Italia faticano ad affermarsi evidenze di questo genere per assurde resistenze ideologiche, ma qui si è passato il segno perché la strategia posta in essere è stata improntata all’incremento dei rischi e solo una causalità di eventi favorevoli ha evitato che alle lesioni seguissero dei lutti… Una ragazza è ora in coma farmacologico, non per un overdose da sostanza psicotropa, non perché abbia causato un incidente sotto l’effetto di alcol, ma perché è stata brutalmente picchiata da chi avrebbe formalmente il compito di tutelarla… non è accettabile.

E non è più accettabile che governo e regioni taglino i fondi per interventi mirati alla salute e alla sicurezza dei più giovani, mentre sperperano denaro in operazioni di polizia dannose, rischiose e fuori controllo e in campagne mediatiche solo allarmistiche, terrorizzanti e stigmatizzanti.

 

 

ITARDD (Rete Italiana Riduzione del Danno)

 

Per informazioni:

segreteria.itardd@gmail.com

 

www.itardd.net

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Per approfondire:

Report Lab57

Global Project

 

 

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