Oltre il rave, il sommerso dei consumi

Federica Gamberale e Nicoletta Zocco (Infoshop Java) per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 27 novembre 2013.

 

La Toscana, per almeno un decennio, è stata punto di convergenza di molte tribe italiane e non, di giovani che nei capannoni in disuso delle zone industriali hanno dato vita a numerosi rave e teknival. Dalla metà del 2000 però, abbiamo assistito alla repressione della scena rave. Per gli operatori della riduzione del danno, come quelli del progetto Extreme di Firenze, questo ha rappresentato la fine di un osservatorio privilegiato sugli stili di consumo di sostanze psicoattive. Nei rave, l’area della Chill-Out diventava infatti lo spazio di confronto per quella comunità (seppur temporanea) di consumatori/sperimentatori di sostanze che nel non-luogo senza spazio e senza tempo dell’evento trovavano un contesto di elezione. La repressione del movimento rave sulla scia della war on drugs ha però prodotto un effetto paradosso. Se è vero che è riuscita a disgregare quella comunità di consumatori/sperimentatori, non ha però posto fine all'uso di sostanze, anche di quelle tipiche dei contesti legati alle feste illegali (col conseguente maggior rischio per la salute delle persone dei consumi in solitario e senza alcun supporto di interventi sociosanitari) .

 

A Firenze, abbiamo avuto la possibilità di verificare questa tendenza attraverso il lavoro del Centro Java, un infoshop nel cuore della città. Il centro da sempre contribuisce alla creazione di relazioni con i consumatori incontrati nel mondo della notte, ma negli ultimi tempi sembra ancor di più connotarsi come luogo d’incontro di tutti coloro che si sono visti privare dello spazio collettivo della sperimentazione legata ai consumi.

Abbiamo osservato un utilizzo di sostanze in precedenza di elezione nei rave (in particolare Ketamina e Oppio) come antidoto alla depressione e alla noia, una specie di “psicofarmaco autogestito”: in assenza del contesto privilegiato dell’evento, il consumo si “scioglie” nella vita quotidiana.

 

Abbiamo pensato di organizzare dei focus group con consumatori di alcune sostanze, con l’obiettivo di arricchire il materiale informativo da divulgare; ma anche per aprire una riflessione con loro sulla possibilità di “autoregolare” il consumo. Per la ketamina, abbiamo deciso di svolgere due incontri con tipologie diverse di consumatori: chi la consuma facendone un uso più ludico e ricreativo e chi invece ne fa quasi un utilizzo quotidiano, come se fosse una sorta di autocura.

 

Durante l’autunno 2012, il centro Java si è caratterizzato ancor di più in luogo di confronto sul consumo, in un modo che ci ha ricordato lo scambio spontaneo di informazioni e supporto tra consumatori all’interno di un rave. Stava infatti entrando sul mercato illegale la metoxetamina, sostanza venduta come ketamina, con effetti della durata media di 7-8 ore, che produce effetti acuti dissociatori e paranoidi piuttosto intensi, tali da spaventare anche i consumatori più assidui. Varie persone sono venute al Java per sapere, capire e confrontarsi rispetto a ciò che avevano assunto. In questo caso abbiamo rilevato due diverse tendenze: se da un lato i consumatori esperti, gli evergreen della ketamina, riportavano un basso gradimento della metoxetamina, dall’altro giovanissimi sperimentatori (ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni), utenti del servizio di consulenze psicologiche, ne riferivano un consumo quasi quotidiano.

 

Servizi come quelli offerti dal centro Java rappresentano oggi l’unico punto di contatto con un mondo di “nuovo sommerso” di giovani consumatori, altrimenti lasciati nell’isolamento con tutti i rischi connessi.

 

27 novembre 2013

 

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Commenti: 1
  • #1

    alessandra (giovedì, 28 novembre 2013 15:27)

    Bell'articolo ma eviterei il carattere bianco su fondo bianco :-P